Minima Moralia – Estratti

Prima regola di prudenza dello scrittore: esaminare ogni testo, ogni brano, ogni periodo e Minima moralia, copertinachiedersi se il motivo centrale emerge con sufficiente chiarezza. Uno è talmente preso da quello che vuole dire, che si lascia trasportare senza riflettere: è troppo vicino all’intenzione, è troppo «nei suoi pensieri», e dimentica di dire quello che vuole.

Non c’è correzione, per quanto marginale o insignificante, che non vale la pena di effettuare. Di cento correzioni, ognuna può sembrare meschina e pedante; insieme possono determinare un nuovo livello del testo.

Non essere mai avari nelle cancellature. La lunghezza del testo non conta, e il timore di non aver scritto abbastanza è puerile. Nulla va ritenuto degno di esistere perché c’è già, perché è stato scritto. Proposizioni che formulano lo stesso pensiero non sono spesso che tentativi di afferrare qualcosa di cui l’autore non è ancora in possesso. In questo caso bisogna scegliere la formulazione migliore ed elaborarla ulteriormente. La tecnica letteraria impone di rinunciare anche a pensieri fecondi, se la costruzione lo richiede. I pensieri soppressi contibuiscono alla sua forza e alla sua ricchezza. Come a tavola non bisogna inghiottire l’ultimo boccone, o vuotare il bicchiere fino in fondo. Altrimenti ci si rende sospetti di povertà.

Chi vuole evitare i clichés, non deve limitarsi alle singole parole, se non vuole cadere nella civetteria volgare. La grande prosa francese del secolo decimonono era particolarmente sensibile a questo pericolo. La parola singola di rado è banale: anche nella musica il singolo suono non si presta al commercio al minuto. I clichés più detestabili sono combinazioni di parole del genere di quelle infilzate da Karl Kraus: chiaro e tondo, ora e sempre, per la vita e per la morte.

Theodor W. Adorno, Minima Moralia – p. 91 e segg. (nella traduzione di Renato Solmi)

Non vorrei aggiungere altro se non che questo apre un nuovo filone di articoli che mi si sono rintanati nel cervello da un po’ di tempo. Un estratto di una pagina o poco più (mai di meno) da un libro che sto leggendo o che mi è particolarmente caro.

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