Experimentalia

Appunti raminghi

Parti in fretta e non tornare – Fred Vargas

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copj13.aspA lui piaceva essenzialmente camminare, rimuginare e agire, e sapeva che parecchi colleghi l’avevano considerato con un pò di rispetto e molta tristezza. «Le carte, – gli aveva spiegato un giorno un ragazzo dalla chiacchiera facile, – la compilazione, il verbale sono all’origine di qualsiasi idea. Niente carte, niente idee. Il verbo fa crescere l’idea come l’humus fa crescere i fagiolini. Ogni atto non consegnato alla carta è un altro fagiolino che muore nel mondo».

In tal caso lui, da quando era sbirro, aveva senz’altro fatto morire vagonate di fagiolini. Ma al termine delle sue passeggiate aveva spesso sentito venire a galla pensieri curiosi. Pensieri che, probabilmente, assomigliavano più ad ammassi di alghe che a fagiolini, ma sempre vegetali erano, come un’idea è sempre un’idea e una volta espressa nessuno viene a domandarti se sei andato a prenderla in un campo coltivato o se l’hai raccattata in un letamaio.

Una volta in piedi o in movimento, quell’impazienza rifluiva come era venuta e Adamsberg ritrovava il proprio ritmo naturale, lento, calmo, costante. Tornò all’anticrimine senza aver fatto alcuna riflessione particolare ma con la sensazione che quei quattro non erano ne’ un graffito ne’ la bravata di un adolescente, e neppure uno scherzo vendicativo. In quella serie di numeri c’era un vago scontento, l’accenno di un disagio.

Arrivato in vista dell’Anticrimine, Adamsberg sapeva che non era consigliabile parlarne a Danglard. Danglard non sopportava di vederlo andare alla deriva sull’onda di percezioni inconsistenti, fonte, ai suoi occhi, di ogni scivolone poliziesco. Nel migliore dei casi lo definiva una perdita di tempo. Adamsberg aveva um bel spiegargli che perdere tempo non era mai tempo perso; Danglard restava risolutamente refrattario a quel sistema di pensieri illeggittimi, privi di un ancoraggio razionale.

Fred Vargas Parti in fretta e non tornare, pag 30 e 52 (nella traduzione di  Maurizia Balmelli e Margherita Botto)

Dopo più di un anno dal finora unico estratto da libri che mi hanno colpito torno a presentarne un’altro. Si tratta di libri veri, di carta, quella che si annusa e si strappa. Per i libri elettronici c’è la solita rubrica.

Questa volta si tratta di qualche spezzone estratto da un giallo onesto, di quelli che non si fanno ricordare negli anni ma che assicurano una piacevole perdita di tempo mentre li si legge. Questo in particolare nascondeva qualche chicca che mi ha piacevolmente sorpreso e rassicurato. I grassetti sono miei, tutto il resto è preso pari pari dal testo. Chissà che non vi venga voglia di leggerlo.

Written by Eineki

giugno 24, 2009 a 6:08 am

Pubblicato su estratti, libro

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